Tanti misteri avvolgono Villa Franzini. Nessuno conosce con sicurezza la sua storia e rari sono i documenti o le testimonianze verificate che ne raccontino qualche curiosità in più. 

L’Avvento del cristianesimo

Dobbiamo tornare indietro nel tempo, tra il VI e il V secolo a.C. Sulle terre ai piedi delle Prealpi lasciarono il loro passaggio antiche tribù celtiche, seguite dai Galli Cenomani, che vennero poi sottomessi dai Romani. E così avvenne anche nelle aree di Brescia Est, dove si trova il paese di Nuvolera.

Di origine latina è il nome della prima frazione che si incontra provenendo da Brescia e che ancora oggi conserva il suo nome originale: Camprelle. Secondo le informazioni degli archivi comunali, il toponimo deriverebbe dal nome del legionario Campra, che ricevette dall’imperatore i terreni della zona come ricompensa per le battaglie combattute in Gallia.

Con il crollo dell’Impero Romano coincise l’avvento del Cristianesimo; fu proprio in questo periodo che i frati iniziarono a insediarsi per bonificare le terre e costruire le prime comunità parrocchiali della zona. Tale attività procurò al territorio l’aggettivo novus (“nuovo”), da cui deriverebbe il nome Nuvolera.

Sul sito della Regione Lombardia, cercando informazioni sulla storia del paese di Nuvolera, si legge:
«Documenti antichi accennano all’esistenza di una chiesa dedicata a Sant’Eusebio presso la località Patuzza, di cui non si ha alcuna traccia. La gestione della cappella e dei terreni circostanti venne affidata, almeno fin dal secolo X, al monastero di San Pietro in Monte Orsino di Serle».

È qui che interviene l’amico di famiglia Marco Fanti, che si è dedicato alla consultazione di archivi e documenti storici per cercare di fare chiarezza e ricostruire le vicende passate che hanno portato alla realtà odierna di Villa Franzini.

Fanti ipotizza che le terre su cui oggi sorge la proprietà di Villa Franzini abbiano origine e siano strettamente legate alle vicende del monastero di San Pietro in Monte Orsino (Serle). Villa Franzini, insieme ad altri complessi sparsi in tutta la provincia, faceva parte del patrimonio immobiliare che i monaci benedettini provvidero a bonificare e a mettere a coltura, da cui sarebbero poi derivate le cospicue rendite del monastero.

Nelle pagine della sua ricerca, afferma che ricostruire le vicende del monastero è un’impresa ardua, poiché i documenti tuttora esistenti sono limitati nel tempo e lacunosi per mancanza di continuità. Da questi si può rilevare che la giurisdizione e le proprietà del monastero di San Pietro in Monte Orsino comprendevano anche Nuvolera, in particolare le zone di Camprelle, Sorzana, Molvina e Campagna. È proprio tra le attuali frazioni di Camprelle e Sorzana che era ubicato il “Monasterolo di Sant’Eusebio”. 

Secondo la ricostruzione di Fanti, l’identificazione di Villa Franzini con l’antico Monasterolo di Sant’Eusebio trova riscontri, sia fattuali sia documentali, tali da renderne altamente plausibile la conferma. Afferma con sicurezza che il complesso, erroneamente chiamato “bastia” in Villa Franzini, fosse in realtà proprio la chiesa parrocchiale del monastero di Sant’Eusebio, poi sostituita dalla chiesa di San Lorenzo, perchè probabilmente divenuta insufficiente a contenere l’intera popolazione in crescita.

Anche l’amico e stimato architetto bresciano Filippo Feroldi fornisce informazioni molto affascinanti che potrebbero avvalorare ulteriormente la tesi di Fanti. Sostenuto dai suoi studi di architettura e dalla passione per la ricerca, Filippo ritiene che il fossato su cui ancora oggi si specchia il maestoso Taxodium riveli i resti di quelle che potevano essere le mura di un forte o di un castello. Mura che potrebbero risalire già al periodo del Monasterolo di Sant’Eusebio, perché — come egli stesso afferma — «questi recinti di protezione erano molto spesso legati alla Chiesa, poiché era l’unico luogo in cui vi fosse qualcosa da difendere».

Tra il Medioevo e il 1400

Con la decadenza del monastero poté svilupparsi la Parrocchia che acquistò totale indipendenza. Le aree del Moastrolo di Sant’Eusebio (Villa Franzini) vennero probabilmente trasformate in stanziamenti di tipo agricolo. ll comune di Nuvolera si strutturò sempre più e i lavoratori della terra e gradualmente divennero piccoli proprietari di appezzamenti strappati all’incolto.

Nel parco di Villa Franzini sorge un’antica struttura medievale sopravvissuta al trascorrere del tempo. L’edificio, è stato recentemente adibito dai proprietari attuali a cappella privata; ma nulla ha di che spartire con un luogo di culto. All’interno del complesso si trovano conservati lacerti di affresco che rappresentano la caccia al cervo e sono ascrivibili, artisticamente, al Gotico Internazionale che fiorì in Europa tra la fine del Trecento e la prima metà del XV secolo. Le scene, leggibili solo parzialmente rappresentano dei segugi e degli zoccoli ungulati. E sulla parete nord-est le tracce di un grande focolare. Molto probabilmente l’ambiente era un casino di caccia in cui era narrato con il linguaggio dei colori uno dei passatempi preferiti dei nobili dell’epoca.

il 1600 e la famiglia soldo


Nel Catastico della città di Brescia et suo territorio compilato nel 1610 da Giovanni Da Lezze, si legge, nella scheda relativa al comune di Nuvolera, che tra i nobili figurano oltre ai Porcellaga, ai Rodenghi, ai Rozzoni, ai Gambara, ai Bargnani, ai Confalonieri, ai Lana e ai Folli, anche i Soldo.
Altre testimonianze della presenza di questa famiglia sul territorio si riscontrano negli Atti di Morte relativi al Settecento conservati presso l’Archivio Parrocchiale.

Grazie alle preziose fonti conservate nel Comune di Nuvolera, nell’Archivio Parrocchiale e gli approfondimenti eseguiti dall’assessore Diego Agnelli, grande appassionato di storia e attivamente impegnato nel ricostruire i fatti del passato Nuvolerese, si può affermare con certezza che la Villa, fino ai primi anni 30 – 40 dell’ 800 era di proprietà della famiglia Soldo.

Il generale Luigi Soldo, figlio di nobili Giovanni e Lucia Tagliaferri, nacque nella villa di famiglia in Nuvolera, attualmente Villa Franzini, l’8 febbraio 1820.

Nel complesso accanto a Villa Franzini, dove oggi vive la famiglia Lorandi, vivevano i Gaggia. La sorella del generale Soldo, Rosa, sposa Gaggia. Dal matrimonio nasce Pia che verrà data in sposa al generale. Probabilmente questa unione serviva per tenere unito il patrimonio. Questo curioso aspetto potrebbe spiegare perché nelle soffitte sopra le stalle di Villa Franzini ci sia un accesso, oggi chiuso ma ancora visibile, che collegava le due abitazioni.

ARCHITETTURA

Villa Franzini già Feroldi sorge a Nuvolera, antico centro di estrazione del rinomatissimo marmo di Botticino. Confinante con la parrocchia di San Lorenzo, con i suoi due piani, si affaccia imponentemente su Via Camprelle. 

Da un ampio portale bugnato tipicamente settecentesco si accede ad un androne con volte ribassate che immette nel porticato a sette archi ribassati che poggiano su colonne e volte a crociera. 

Procedendo si accede al maestoso parco di poco più di un ettaro.


Il piano terra della villa risale agli inizi del 1700. Qui si possono ammirare alcuni locali con volte variamente decorate. In particolare il primo salone con affreschi risalenti al periodo Neogotico, molto probabilmente commissionati dai precedenti proprietari di casa, Faustino Feroldi e Teresa Sangervasio.


In fondo al portico, attraversando una vetrata in ferro battuto si accede ad uno scalone a due rampe, con balaustra di marmo e una prospettiva dipinta nella parete di fondo che immette direttamente nella galleria del primo piano lunga 43 metri.


La lunghezza insolita della galleria per questo genere di case fa ipotizzare che la villa fosse un’abitazione ad uso estivo. Una villa di delizia. Questa ha un soffitto a travi di legno e porte e finestre nella parete interna, dove le stanze hanno soffitti a travi decorate, ad eccezione di un salone che ha la volta con affreschi tipicamente settecenteschi.

Ingresso di Via Camprelle
Cancello di pietra che da su Via Venanzio Filippini

MAGDA SPADA & PIETRO FRANZINI

Magda e Piero incontrano Villa Franzini per la prima volta nel 1984.

Stavano tornando dalla visita ad una potenziale casa da acquistare e percorrendo la strada provinciale che costeggia il paese di Nuvolera, notarono in lontananza il cancello di pietra che da su quella che oggi è Via Venanzio Filippini.

Piero decise di recarsi nello storico bar del paese, Antico Bar, a chiedere informazioni sulla villa e gli risposero che i proprietari erano i Feroldi Antonini De Rosa, famiglia originaria di Brescia trasferita a Roma. Ma nessuno sapeva se la villa fosse in vendita.

Il giorno successivo, Piero decise di tornare in perlustrazione della Villa. Il famoso cancello restava sempre aperto e così si avventurò nel parco trovandosi di fronte ad uno spettacolo straordinario. Un gigantesco albero dalla chioma immensa che si specchia nell’acqua e radici che spuntano dal terreno come fossero stalagmiti fa da guardiano ad uno splendido palazzo del 1700.

Ritornarono a Nuvolera insieme e con l’entusiasmo di due bambini e le farfalle nella pancia per il timore di essere scoperti dal famigerato guardiano della casa che scacciava chiunque si avvicinasse, si avventurarono nel giardino delle meraviglie e da quel momento, Magda, scoprì un amore e con assoluta certezza decise che quella sarebbe stata la sua nuova casa.

Piero, colmo di felicità, tornò a casa da Magda e le disse che avrebbe assolutamente dovuto tornare con lui a Nuvolera per vedere con i suoi occhi quella meraviglia incredibile.